Il sistema portuale della Liguria ( Genova, La Spezia e Savona ) movimenta il 53% dei contenitori del mercato italiano ed è la porta naturale per il collegamento dei grandi complessi industriali del nord con il Nord Africa e, attraverso il Canale di Suez, con l’Estremo Oriente.

Pare assurdo che vi siano navi porta container (ma anche di rinfuse) che, giunte a Port Said, proseguano il loro viaggio verso i porti di Anversa, Rotterdam o Amburgo quando potrebbero comodamente sbarcare i loro carichi in questi porti italiani e far loro proseguire il viaggio su carri ferroviari, con risparmi di tempo veramente notevoli.

Se il mantra è “avvicinare la merce al cliente finale”, certamente un taglio di diversi giorni al transit-time è di grande aiuto.

Tra l’altro, la cosa tragica, è che molte merci che arrivano ad Anversa o a Rotterdam tornano in Italia con il treno.

Si rende quindi necessaria una politica economica, industriale e fiscale che favorisca lo sviluppo del Porto di Genova in modo da renderlo appetibile: la creazione di infrastrutture e di una Zona Economica Speciale sono la chiave del successo. Tutto questo accompagnato da una buona dose di innovazione, di cambio di mentalità e di cultura.

Vi sono 10 milioni di teu che possono essere sottratti alle grinfie dei porti del Mare del Nord e fermati nel Mediterraneo, nei porti della Liguria, Genova-Savona-La Spezia che grazie alla sua “trinità” garantisce anche una notevole elasticità in termini di garanzia e continuità di servizio.

Il solo recupero di 2 milioni di contenitori, anche se suddivisi in modo proporzionale tra tutti i porti del Nord Italia, produrrebbe un aumento del traffico del 35%, con evidenti ricadute occupazionali e distribuzione della ricchezza.

Ma il tessuto di aziende che dovranno gestire questo sviluppo è adeguato alle future necessità?

La risposta a questa domanda è nei prossimi articoli.

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